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Disturbo da ansia

Tale disturbo è caratterizzato da uno stato emotivo molto spiacevole, gravato da tensione e nervosismo e accompagnato da sintomi fisiologici più o meno accentuati come palpitazioni cardiache, tremore, nausea, vertigini, cefalee (mal di testa), spasmi addominali e sudorazione fredda.

I termini ansia e paura vengono spesso usati indifferentemente per denotare un medesimo stato psicofisiologico. Ma l'ansia riguarda la sfera emotiva e la paura quella cognitiva. La paura cioè si riferisce alla valutazione (ipervalutazione) di uno stimolo minaccioso considerato tale soggettivamente mentre l'ansia riguarda la risposta emotiva a quella valutazione.
La paura entra in azione quando il soggetto è esposto fisicamente o psicologicamente allo stimolo esterno o interno che considera pericoloso (minaccioso) e l'attivazione della paura genera l'ansia. Ad esempio: se entro in ascensore potrei rimanere bloccato, se sono già in ascensore mi assale la tensione; se tento un approccio con quella ragazza potrei essere rifiutato, quando le parlo lei sembra non ascoltarmi con interesse ed io mi agito.

Se il fenomeno dell'ansia è visto dal punto di vista cognitivo, cioè dal punto di vista della testa che valuta lo stimolo minaccioso prima che si verifichi la reazione di ansia, diviene possibile poter gestire in tempi molto più brevi la cura del disturbo mediante interventi centrati sul problema senza dover far ricorso a lunghe e costose terapie tradizionali che sono per lo più rivolte alla ristrutturazione globale della personalità.

Può accadere che il soggetto ansioso si chieda se il suo stato emotivo sia irrazionale. L'argomento è complesso, ma è illogico denotare l'emozione o lo stato emotivo razionale o irrazionale, qualificazioni che sono invece da applicare ai pensieri o ai concetti.
La paura al contrario è possibile definirla realistica o irrealistica, razionale o irrazionale.
Una paura è realistica quando si basa su assunzioni logiche e sull'osservazione oggettiva, è irrealistica quando si basa su assunzioni false e/o su un ragionamento difettoso oltre ad essere in contrasto con l'osservazione. L'ansia non è né reale né irreale poiché si riferisce ad una risposta affettiva e non ad un processo di valutazione della realtà.
A volte può accadere che la persona possa avvertire la reazione di paura solo parlando o rappresentandosi (visivamente, auditivamente o cenestesicamente, mediante la sensazioni cioè) la situazione minacciosa, soffermarsi su quest'ultimo aspetto rende concreto e presente un pericolo distante e futuro.

Le reazioni di una persona tra la previsione di un confronto con la situazione di pericolo e l'effettivo confronto con la stessa sono molto diverse, cioè non appena la persona entra nella situazione "pericolosa" vengono attivati i modelli dell'emergenza costituiti dalla fuga, dall'inibizione o dallo svenimento. Ad esempio un soggetto che deve sostenere un esame, fuori dalla sala è relativamente calmo poi a mano a mano che si avvicina il suo turno gli sembra di non ricordarsi più niente e sente il bisogno di uscire all'aperto; un altro soggetto in attesa di un prelievo di sangue per delle analisi visualizza l'ago che gli penetra la vena e sente di stare per svenire; un altro ancora che dovendo parlare con il suo capoufficio in presenza dello stesso sente che le parole che deve dire gli "muoiono in gola" provando una penosissima sensazione d'inibizione.

L'ansia è una esperienza drammatica che ognuno cerca di evitare compiendo passi per la riduzione dell'emozione e per prevenirne il ritorno. Ma l'ansia in sè non costituisce il processo patologico nei disturbi ansiosi proprio come il dolore non costituisce il processo patologico in una infezione.
Funzione dell'ansia è quella di innescare strategie di cambiamento per ridurre il "pericolo" o la "minaccia". I pensieri e le azioni che hanno successo nella riduzione del pericolo, riducono generalmente l'ansia, diversamente l'ansia persiste.

Nei disturbi di ansia, la continua produzione di reazioni ansiose spinge il soggetto alla riduzione del supposto pericolo che è attivato dalla risposta ansiosa. Ma quando il pericolo non è reale o se ne ha una percezione sbagliata oppure viene ipervalutato, la reazione ansiosa impedisce di porre in essere un comportamento adeguato: il soggetto non ha la possibilità cioè di fermare un pericolo che non esiste o che è esagerato. Quindi il problema principale nei disturbi ansiosi non è costituito dalla reazione ansiosa ma dagli schemi di valutazione cognitiva che non sono adatti ad affrontare il pericolo e che costituiscono l'organizzazione esperenziale interna del soggetto in termini di pericoli e minacce. Se hai una cattiva opinione delle persone ansiose non ti puoi aspettare che valutazioni negative da parte degli altri.

Quando pensi che gli altri potrebbero evitarti se si accorgono della tua ansia, pensa che un ladro teme sempre che tutti lo riconoscano!


 
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