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LA P.N.L. (programmazione neuro-linguistica) NEI DISTURBI FOBICI

Uno dei tanti sistemi per andare incontro ad una esistenza disseminata da sconfitte e da delusioni è quello di costruirsi nel tempo un immagine di come si vorrebbe che le persone e il mondo fossero e poi tentare continuamente di adattare tutto a quell'immagine: impresa ardua quanto impossibile a verificarsi se non in casi estremamente rari che non compensano le numerose altre delusioni. Si pensi a quella studentessa universitaria che poggia la fiducia in sé solo attraverso il plauso e l'approvazione degli altri per il suo impegno e la sua bravura: sarà costretta a conseguire la votazione 30/30 a tutti gli esami! E quando non ci riesce?…
Quell'immagine è costituita dalle proprie esperienze soggettive diverse da quelle di ogni altro essere umano, poiché derivate dal proprio vissuto esperenziale percettivo-sensoriale costruitosi tramite l'educazione genitoriale, gli apprendimenti dalle varie agenzie socializzanti (scuola, chiesa, gruppo dei pari, ecc.) e dalle interazioni con se stessi, con gli altri, le situazioni e gli eventi.

L'individuo così formatosi ha la sua particolare visione del mondo e di se stesso entro cui pensa, percepisce sensorialmente, agisce e si emoziona e che costituisce la sua mappa con cui si orienta nel mondo.
Ma come elegantemente sostenuto in P.N.L., "la mappa non è il territorio" cioè le proprie esperienze non sono il territorio poiché questo viene interpretato solo alla luce delle proprie esperienze proprio come si interpreta la via da seguire e da raggiungere allorchè si legge la mappa di una città. Ora, in situazioni cliniche, usando il modello della esperienza e della comunicazione umana adottato in P.N.L. (che si riferisce solo ai processi e non al contenuto del disturbo), è possibile individuare gli schemi soggettivi disfunzionali (quelli che alimentano e mantengono il disturbo) per installare nel soggetto quelli a lui più funzionali (quelli cioè che non lo fanno soffrire).
E' un po' come disinserire i parametri di un pilota automatico che porta su una rotta sbagliata per inserirne degli altri che riassettano la nave o l'aereo sulla direzione giusta e conveniente.

Si parla di automatismo perché il disturbo si autoalimenta omeostaticamente, non ha cioè bisogno di agenti esterni così come la tranquillità e la serenità autoalimentano l'equilibrio e viceversa in condizioni di interazione omeostatica una volta che ne siano stati precostituiti i parametri e che siano ricorretti quando se ne verifichi la necessità.
Ad esempio nel disturbo da agorafobia è l'interazione delle componenti evitamento e ricerca d'aiuto che alimentano il senso d'impotenza: più si evita e più si cerca aiuto più aumenta la paura, finchè si instaura un sistema autonomo che si alimenta interattivamente senza necessità di agenti esterni: basta cioè il pensiero di dover andare, mettiamo, al supermercato alimentare o di dover guidare l'automobile fuori città ad innescare la paura e quindi l'evitamento o la ricerca d'aiuto tramite una figura protettiva che accompagnerebbe la persona.
I concetti e le procedure della P.N.L. tendono a rompere lo schema di interpretazione della paura per inserirne un altro, utile per il riconoscimento dell'inesistenza del problema.

In cinque secondi non è possibile strappare a metà un elenco telefonico di cinquecento pagine, ma lo è in dieci minuti, strappando dieci pagine alla volta!

Ciò che impari in una situazione sicura non lo ricordi così bene come quando lo impari in una situazione pericolosa.

Tu non sei la tua ansia: d'ora in poi, prova ad osservarti mentre ti osservi!


 
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l'ipnosi e l'autoipnosi possono essere utili?
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e la psicoterapia
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fonti bibliografiche