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Vulnerabilità nell'ansia e evoluzione in depressione
Un soggetto che sente di non avere il controllo oppure che ha un controllo minimo sugli esiti delle situazioni interne ed esterne valutate disfunzionalmente pericolose presenta un alto set di vulnerabilità che induce ad un decremento di fiducia in sé, poca fiducia in sé crea sfiducia e quest'ultima decrementa vieppiù la fiducia residua.
La fiducia in sé riguarda la valutazione positiva che un soggetto ha delle proprie risorse personali nell'affrontare i problemi. Ma quando per esempio il pensiero è difettoso a causa dell'inclinazione: a considerare minime le proprie risorse, a considerarsi debole o inadatto o incompetente, ad esagerare i problemi oppure ad incolparsi perché non può permettersi di sbagliare; allora c'è il rischio che la fiducia in sé venga talmente minata e corrosa da rendere il soggetto assolutamente vulnerabile.
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- ansia patologica e disturbi del pensiero
Anche se in passato ha conseguito risultati positivi, il soggetto vulnerabile crede che in futuro potrà sempre sbagliare e che le conseguenze degli errori saranno molto più gravi.
Sembra che la sua memoria faccia riferimento solo agli insuccessi. Tale è il caso per esempio di uno studente con un buon curriculum generale e pochissime votazioni sotto la media che dovendo sostenere un esame impegnativo, si sente assolutamente insicuro poiché gli pervengono in mente flussi di pensieri negativi come: "...se questa volta non mi ricordo tal argomento" o "...e se il professore percepisce che sono insicuro", ecc.; l'attenzione dello studente si incentra sulla sua incapacità e ciò determina l'abbassamento del suo livello di prestazione.
Le conseguenze dell'indebolimento della fiducia in sé intaccano globalmente la vita della persona sia nel campo delle relazioni sociali che in quello individuale.
Quando la persona vulnerabile diviene disperata, a causa dell'instaurarsi di una modalità di insicurezza permanente, può "decidere" di lasciarsi andare e abbandonare completamente il raggiungimento di qualsiasi obiettivo.
In tal caso il set di vulnerabilità evolve in stato depressivo. Nella depressione il soggetto si autocritica totalmente, le sue valutazioni negative sono globalmente pervasive, non ha futuro, i suoi sbagli non potranno mai più essere rimediati, si sente sempre e comunque inadatto, non potrà mai più sentirsi gratificato, nessuno si interesserà mai più di lui e non sarà mai più capace di affrontare le avversità o di migliorarsi.
Diversamente, il soggetto con disturbo d'ansia conserva una "scorta" di fiducia in sé che gli consente una certa selettività, pertanto la sua vita non presenta i termini di irrevocabilità e assolutezza dello stato depressivo.
Spesso accade però che disturbo d'ansia e stato depressivo si intersechino o si sovrappongono per cui il soggetto ansioso a volte è depresso, mentre il soggetto con tratto depressivo è quasi sempre ansioso.
Chi desiderasse approfondire il tema della depressione può utilmente consultare il testo di Beck sull'argomento.
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- fonti bibliografiche
Hai mai pensato che puoi riprendere il controllo di una situazione interpersonale "scegliendo" di lasciar perdere il tuo desiderio di voler controllare: il tuo interlocutore avrà l'illusione di controllarti, ma tu sai che così non è!
Qualche volta puoi anche fare a meno di denigrarti accettando di essere quello che sei: non è rassegnazione ma constatazione di realtà.
La vergogna è come il vaccino contro una malattia virale: devi esporti a piccole dosi di vergogna per allenarti alla stessa, così come si assumono piccole dosi di virus attenuato per evitare la grande infezione.
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